Un recente sondaggio ha sollevato notevoli dubbi sull’efficacia della storica decisione australiana di vietare i social media ai minori di 16 anni. Nonostante le restrizioni legali implementate lo scorso dicembre, i dati suggeriscono che la stragrande maggioranza degli adolescenti sta trovando modi per aggirare le regole, lasciando in gran parte irrisolta la questione fondamentale della sicurezza online.
La realtà del “gap digitale”
Secondo i nuovi accertamenti della Molly Rose Foundation, il divieto non ha rappresentato la barriera decisiva che molti speravano. L’indagine, che ha intervistato 1.050 bambini, ha rivelato diverse tendenze preoccupanti:
- Accesso diffuso: circa due terzi dei ragazzi tra i 12 e i 15 anni che utilizzavano i social media prima del divieto mantengono ancora account attivi.
- Penetrazione della piattaforma: circa il 50% degli intervistati accede ancora alle principali piattaforme come TikTok, YouTube e Instagram. Includendo Facebook e Snapchat, il numero di utenti attivi sale a quasi il 66%.
- Facilità di elusione: forse la cosa più significativa è che il 70% dei bambini ha riferito che è “facile” aggirare i limiti di età.
- Sicurezza percepita: oltre la metà dei partecipanti ha affermato che il divieto non ha apportato nessuna differenza misurabile alla loro effettiva sicurezza online.
Perché il divieto è in difficoltà
Il fallimento del divieto di frenare l’utilizzo indica un problema sistemico nel modo in cui le società di social media gestiscono la verifica dell’età. Invece di impedire l’accesso ai minorenni, i sistemi attuali sembrano essere facilmente manipolabili.
L’eSafety Commissioner australiano ha già identificato “grandi lacune” nel modo in cui piattaforme come Meta, YouTube e TikTok stanno implementando queste regole. Il Commissario ha osservato che i bambini sono spesso in grado di tentare ripetutamente i processi di verifica dell’età finché non attivano con successo un risultato “16+”, ingannando di fatto il sistema.
Ciò suggerisce che l’onere dell’applicazione delle norme si è spostato sulle piattaforme, ma senza solide garanzie tecnologiche, il divieto agisce più come una “tigre di carta” che come uno scudo funzionale.
Un avvertimento per il Regno Unito
I risultati hanno implicazioni immediate per il Regno Unito, dove il governo si sta attualmente consultando su misure di sicurezza simili. La Molly Rose Foundation ha avvertito che il Regno Unito dovrebbe evitare di affrettarsi verso un divieto “in stile australiano”, definendolo una “scommessa ad alto rischio”.
Andy Burrows, capo della fondazione, sostiene che mentre i sostenitori vedono i divieti come un “tagliafuoco” per fermare i danni, le prime prove suggeriscono che potrebbero effettivamente lasciare le aziende tecnologiche “fuori dai guai”. Concentrandosi sui limiti di età piuttosto che sulla progettazione della piattaforma, gli enti regolatori potrebbero ignorare la causa principale del problema.
Lo spostamento verso la regolamentazione del design
Il consenso tra i sostenitori della sicurezza si sta spostando da chi utilizza le app a come funzionano le app. La Molly Rose Foundation suggerisce che la vera sicurezza richiede:
- Regolamentazione dei modelli di business: allontanarsi dai modelli che danno priorità al coinvolgimento e al profitto rispetto al benessere dell’utente.
- Affrontare la progettazione avvincente: affrontare le funzionalità specifiche, come gli scroll infiniti e i loop algoritmici, che rendono difficile l’utilizzo responsabile delle piattaforme da parte dei minori.
- Rafforzamento della supervisione: garantire che le piattaforme siano ritenute responsabili degli effettivi risultati in termini di sicurezza, non solo della presenza di caselle di controllo relative all’età.
“Il costo è troppo alto per sbagliare lanciando affrettatamente un divieto in stile australiano che offre la percezione di sicurezza ma delude i bambini nella pratica.” — Ian Russell, presidente della Fondazione Molly Rose
Conclusione
L’esperienza australiana suggerisce che il semplice divieto di accesso ai social media ai minori di 16 anni non è sufficiente se le piattaforme non implementano una verifica dell’età rigorosa e infallibile. Per le autorità di regolamentazione nel Regno Unito e altrove, la lezione è chiara: una sicurezza significativa richiede di affrontare la progettazione avvincente delle piattaforme stesse piuttosto che limitarsi a controllare l’età degli utenti.
