Le startup di intelligenza artificiale (AI) controllano ora una quota enorme del capitale di rischio, rappresentando il 41% – un livello record – dei 128 miliardi di dollari distribuiti attraverso Carta lo scorso anno. La tendenza non è solo forte; sta accelerando. Un piccolo numero di aziende – in particolare Anthropic, OpenAI e xAI – si stanno assicurando la maggior parte dei finanziamenti, con il 10% di tutte le startup che si prendono la metà dell’investimento totale.

Round di finanziamento da record

Questi giganti dell’intelligenza artificiale non si limitano a raccogliere fondi; stanno raccogliendo somme enormi. xAI si è assicurata 20 miliardi di dollari a gennaio, mentre OpenAI ha seguito con l’incredibile cifra di 110 miliardi di dollari a febbraio, spingendo la sua valutazione più vicino a 1 trilione di dollari. Anthropic ha raccolto 30 miliardi di dollari con una valutazione di 380 miliardi di dollari proprio il mese scorso. Insieme, queste tre società hanno rappresentato una parte significativa dei 189 miliardi di dollari di capitale di rischio globale raccolto nello stesso periodo. Gli investitori attendono con impazienza le IPO entro la fine dell’anno, che potrebbero sbloccare ulteriori guadagni.

Un mercato di venture capital a forma di K

Il panorama del venture capital sta diventando sempre più polarizzato. Il capitale è concentrato in poche aziende selezionate che poi sostengono una manciata di aziende di intelligenza artificiale, mentre il resto del mercato fatica a competere. Peter Walker, responsabile degli insight di Carta, spiega questa dinamica: “Meno scommesse, ma più capitale”. I costi elevati di gestione dei modelli di intelligenza artificiale, che richiedono un’enorme potenza di calcolo e infrastrutture specializzate, stanno determinando finanziamenti più consistenti, anche se il personale rimane relativamente basso.

I primi rendimenti sono consistenti, ma non garantiti

I fondi raccolti nel 2023 e nel 2024, dopo il lancio di ChatGPT, stanno già mostrando i tassi interni di rendimento (IRR) più elevati rispetto ai fondi più vecchi. Ciò suggerisce che investire nell’intelligenza artificiale ha dato i suoi frutti… finora. Tuttavia, Walker avverte che i TIR gonfiati potrebbero essere parzialmente dovuti a valutazioni rapide nelle prime fasi di finanziamento. Un investimento nella fase iniziale che porta rapidamente a una valutazione di Serie A più elevata può gonfiare artificialmente i rendimenti.

“I portafogli dei fondi vintage più recenti sono pieni di startup native dell’intelligenza artificiale in un modo che i portafogli dei fondi 2021/2020 non lo sono.”

Il futuro rimane incerto

Resta da vedere se questi primi guadagni si tradurranno in un successo a lungo termine attraverso IPO o acquisizioni. L’entusiasmo attuale potrebbe essere una bolla che alla fine scoppierà, lasciando agli investitori rendimenti non realizzati. La sostenibilità a lungo termine del mercato dell’intelligenza artificiale dipende dalla capacità di queste aziende di mantenere le promesse e generare entrate reali, non solo pubblicità.

Il boom dell’intelligenza artificiale ha innegabilmente rimodellato il capitale di rischio, ma il risultato finale rimane incerto. I prossimi anni determineranno se si tratta di una rivoluzione sostenibile o di un’altra bolla tecnologica in attesa di sgonfiarsi.